venerdì 14 gennaio 2011

Sfruttamento o disoccupazione?

E' questa la domanda cui sono tenuti a rispondere gli operai di FIAT Mirafiori in questi giorni. Si era iniziato con Pomigliano, giustificando con il fatto che erano assenteisti e fannulloni e presentando il provvedimento come un caso isolato. Forse in molti ci avevano creduto; forse molti operai degli altri stabilimenti hanno sorriso pensando che la cosa non li riguardasse.

E invece aveva ragione la FIOM, che aveva detto subito che l'assenteismo non c'entrava niente e che lo scopo era ben altro. Ora che è stata toccata addirittura Torino è facile darle ragione, eppure i nostri sempre scaltri politici non sanno fare di meglio che appiattirsi sulla linea del Lingotto, lasciando gli operai praticamente da soli. Non sanno proporre alcuna alternativa, nessun compromesso, neanche per farsi portavoce di quelli proposti dalla FIOM stessa, che avrebbero almeno alleggerito alcuni degli aspetti più assurdi di questo contratto e che invece non sono stati neanche presi in considerazione. Un po' misero per il governo di un paese che ha dato alla FIAT tanti soldi da potersi comprare più di uno stabilimento.

Ma a differenza di Obama, che prima di pagare ha preteso un preciso programma di investimenti negli Stati Uniti, qui da noi i soldi sono sempre stati dati a fondo perso. Abbiamo regalato soldi alla FIAT per anni affinché non licenziasse gli operai e il risultato è che oggi Marchionne viene con la sua faccia tosta a dire che all'Italia non deve niente perché la FIAT non ha chiesto niente di recente. Ora che le cose vanno meglio si mette a fare la multinazionale, rinnega gli aiuti pagati con le tasse degli italiani e gli operai li licenzia o li sfrutta lo stesso. Complimenti! Il mio gatto avrebbe fatto di meglio.

È in questo deprimente contesto che gli operai devono scegliere tra paura e dignità: se rinunciare a diritti, conquistati in anni di lotte, a fronte della promessa di un generico investimento in Italia e in nome di una competitività che non si raggiungerebbe comunque (i paesi del terzo mondo saranno sempre più competitivi, se si ragiona in questi termini), oppure resistere per poter dire ai propri figli che i loro genitori non si sono fatti ricattare. A tutto si può sopravvivere, anche alla perdita di un lavoro, ma non alla perdita della propria dignità.

Dispiace che siano lasciati soli in questa scelta, ma d'altra parte quando mai non lo sono stati?