giovedì 21 ottobre 2010

Se vuoi una cosa fatta bene.. la devi fare gratis

Pare sia questo il motto della tv Berlusconiana degli ultimi tempi. Si può andare in televisione a raccontare le peggiori balle su chiunque, a reti unificate e senza contraddittorio, ma se invece si vuole parlare di fatti (il solito viziaccio "comunista") e per giunta raccontare la verità (orrore) allora bisogna rispettare mille paletti, fornire mille garanzie, garantire mille contraddittori (non si sa bene a chi, trattandosi di fatti) e, soprattutto, lavorare gratis.

Lavorare gratis, certo. O comunque a tariffe totalmente fuori mercato, a fronte di milioni di euro di pubblicità portati alle casse della RAI. Lo sostiene l'ultima vulgata dei professionisti della calunnia in salsa Berlusconiana che, non trovando più argomenti su cui seminare le proprie insinuazioni (i calzini turchesi sono stati un boomerang), hanno deciso bene di ripiegare sul piano economico, sbandierando i compensi di giornalisti e presentatori ritenuti "nemici" (quelli degli amici si guardano bene dal renderli noti) per insinuare che, essendo "pagati", siano per questo anche "comprati".

Proprio loro che sono sempre in prima linea contro i "parrucconi" a difendere i soldi e la ricchezza (specialmente quella rubata) degli amici e non ci vedono niente di male, quando si tratta del nemico ecco che subito anche essere semplicemente pagati in proporzione al valore del proprio lavoro (ed è ovvio che Santoro o Benigni con il loro lavoro portino molti più soldi di un operaio) diventa una cosa sospetta, se non addirittura criminosa.

Qualcuno dovrebbe insegnare a questi patetici Vermilingui che non c'è mai niente di male nell'essere pagati il giusto per fare il proprio lavoro, se è un lavoro onesto. Anzi, è una garanzia di indipendenza. E se qualcuno facendo il proprio lavoro fa anche qualcosa di positivo per il proprio paese, con tutte le grane che questo comporta, è solo da ammirare. Anche perché, con una lezione di stile, molti (a partire da Enzo Biagi dopo la famosa cacciata) hanno accettato di lavorare davvero gratis per rimandare al mittente queste vigliacche accuse di avidità. Chissà se qualche Vermilinguo farebbe lo stesso.

Sarebbe bello se anche loro iniziassero a meritare i soldi che prendono. Questo ovviamente non vale per i professionisti della calunnia, che se li guadagnano tutti.

martedì 19 ottobre 2010

Cota si salva, ma resta un imbroglione

La legge non ammette ignoranza. Gli elettori raggirati dalle liste civetta di Cota non potranno vedere riconosciuta la loro volontà così palesemente distorta, nonostante il pur parziale riconteggio abbia dimostrato che l'attuale governatore del Piemonte è colui che ha perso le elezioni e non chi le ha vinte. Buon senso avrebbe suggerito come minimo di ripetere il voto, ma la legge e legge. Anche quando è sbagliata.

Naturalmente Cota questo problema non se lo pone neanche e infatti gongola trionfante di TG in TG (nonostante i suoi occhietti da persona appena svegliata), come se questo riconoscimento lavasse l'ombra della truffa. La sua tesi del momento è che la legge è stata rispettata. Parole curiose per uno che fino a ieri minacciava la rivolta popolare (forse reclutando i quattro gatti che lo hanno votato consapevolmente) contro la stessa legge, nel caso gli avesse dato torto.

Ma per i leghisti la legge si rispetta solo se ci da ragione, in questo caso le è andata bene. Ci aspetteremmo da lorsignori lo stesso rispetto per le leggi che pretendono (e ottengono) dagli altri anche quando, magari la prossima volta, l'imbroglio non verrà così bene.

Seguono le liste incriminate per essere facilmente confondibili con persone/movimenti del tutto estranei all'ideologia leghista.