giovedì 9 settembre 2010

Andreotti una volta tanto ha ragione..

Come si può dargli torto? Nessuno ha detto una parola per il suo passato da colluso con la mafia, il TG1 addirittura ha mentito pubblicamente pur di dire che è stato assolto, come poteva immaginare tutto questo sdegno per una semplice frase, per quanto triste, come quella di oggi su Giorgio Ambrosoli?

Se chi oggi si indigna tanto avesse dato un'occhiata ai personaggi che questo arzillo vecchietto frequentava almeno fino al 1980 (così dice la cassazione) capirebbe che, come giustamente dice l'interessato, non c'è proprio niente di strano nelle sue parole. Lui continua a stare dalla parte delle stesse persone e ha perfettamente ragione a stupirsi che l'indignazione arrivi solo ora, per questa bazzecola, dopo tutto quello che ha fatto.

Una volta tanto gli devo dare ragione..

domenica 5 settembre 2010

Tanto per chiarire una volta per tutte..

..Da che parte stanno..

Quei cervelloni del PD, durante la peggior crisi d'identità della sinistra (quella politica s'intende, perché quella civile le idee le ha chiarissime, se solo l'ascoltassero) e il loro periodo di maggior perdita di consenso, invece di pensare a definire una volta per tutte una linea politica che si discosti dal berlusconismo e voltare finalmente pagina sul periodo nero del "ma anche", iniziato con Veltroni, che ha umiliato le aspettative di chiunque guardasse al PD come ad una reale alternativa, pensano bene di invitare alla loro festa nientepopodimeno che Schifani, che non è un omonimo del presidente del senato (si, proprio quello del PdL), è proprio lui.

Come al solito un'occasione preziosa per riallacciare i legami con la base e riprendere a salire la faticosa china della credibilità dopo lo scivolone Veltroniano viene rovinata con l'ennesimo gesto inopportuno di invitare persone provenienti da un partito verso cui, in teoria, si dovrebbe fare opposizione. Che messaggio pensano di mandare, così facendo, questi signori ai propri potenziali elettori? Cosa dovrebbe capire chi è stanco del berlusconismo e guarda a loro come all'unica alternativa? E' l'ennesimo schiaffo ad un elettorato vasto e deluso, che non ha più alcuna rappresentanza ne altra speranza che l'astensionismo in attesa dell'espatrio.

Quando inizieranno a capire e abbandoneranno questa stupida sudditanza psicologica che hanno nei confronti dei berlusconiani forse inizieranno a meritare il rispetto di cui dicono di avere diritto. Di certo quando i posteri giudicheranno questo periodo e si chiederanno come ha potuto l'Italia cadere così in basso, unico paese a non aver imparato niente dai regimi totalitari del XX secolo, individueranno, tra le cause che hanno permesso al germe del berlusconismo di prosperare, anche le gravissime responsabilità di questa sinistra.

Esprimo solidarietà a chi ha avuto il coraggio di esprimere il legittimo sdegno per questa prostituzione culturale contestando il suddetto Schifani e ricordando ai dirigenti del PD che se non hanno voglia di lottare si ritirino dalla politica e lascino spazio a persone più capaci (e magari più giovani).

Chiaramente Berlusconi dev'essere di sinistra..

Berlusconi ci ha dipinto per anni un pericoloso "nemico comunista" (che beninteso in Italia non si è mai visto) per scongiurare il quale ci ha esortati a compiere ogni genere di sacrificio (come votare lui, ad esempio).

Lasciando perdere per un attimo la tristezza che si prova nel vedere come il vecchio trucco di spaventare la gente, per renderla più propensa a fare quello che gli si dice, funzioni ancora così bene oggi mi voglio soffermare sul linguaggio, ovvero la materia di cui Berlusconi è costituito.

I fatti degli ultimi giorni hanno infatti messo in luce alcuni aspetti del PdL che tutti (almeno quelli che usano il cervello) conoscono, ma che non si erano mai manifestati con tale forza. Tant'è che anche alcuni di quelli che fin'ora il cervello non lo hanno usato se ne sono accorti. Mi riferisco ai finiani di Futuro e Libertà che, dopo aver contribuito a bollare come "antiberlusconiani" i vari Di Pietro e Grillo, nonché tutte le personalità della societa civile che hanno osato chiamare le cose non il proprio nome, ora iniziano anche loro a rendersi conto di come stanno le cose. C'è voluto che passassero dall'altra parte del dito (o del "Giornale") Berlusconiano perché vedessero i metodi del loro ex amico, ma siamo tutti lieti che finalmente qualcuno apra gli occhi.

E' straordinario quanto in questo periodo sia evidente come Berlusconi e la sua cricca calzino meglio di chiunque altro la descrizione dei comunisti e della sinistra fatta da Berlusconi stesso. Le "campagne di odio" dei giornali, che lui imputa a testate come l'Unità e Repubblica (che però parlano solo dei suoi processi), quando poi i suoi giornali si prestano alle più squallide operazioni di diffamazione contro i "nemici" (di Pietro in primis, ma anche Grillo, Boffo e ora anche Fini) e le sue televisioni bastonano gratuitamente il giudice Mesiano, reo di aver emesso una sentenza sfavorevole a Fininvest, durante una trasmissione per casalinghe. Il fatto di descrivere come "politicizzati" coloro che manifestano il dissenso durante suoi comizi dicendo: "noi non andremmo mai a fare lo stesso ai vostri comizi" (facendo finta di non capire che se quelli avessero un partito non avrebbero bisogno di andare da lui per far sentire la loro voce) per poi scoprire che c'era in programma di mandare una task-force del PdL a contestare il discorso di Fini. Le accuse di "uso politico della magistratura" e di "giustizia a orologeria (comprese chicche esilaranti come "noi non useremmo mai metodi come questi") quando poi i più eclatanti casi di dossieraggio (caso Pollari) e le più grosse bufale inventate per gettare fango (es. il caso Telekom Serbia) sono riconducibili a persone a lui vicine o erano stranamente tutte rivolte contro i suoi avversari politici (e un motivo ci sarà). Per non parlare della nuova P3 che annovera personaggi del calibro di Dell'Utri, ovvero il fondatore del suo partito nonché colluso con la mafia (e un motivo ci sarà anche per questo).

L'unica conclusione che si può trarre, ascoltando quello che quest'uomo dice, è che egli sia il prototipo del comunista.