sabato 17 ottobre 2009

Il calzino turchese e la camicia nera

Era stato annunciato ("Su questo giudice se ne sentiranno delle belle") ed è stato fatto. Anche se poi, con tutta la buona volontà dei cani sciolti del padrone, queste "belle" non si sono trovate. "Che fare allora per mantenere le promesse del capo?" si saranno chiesti gli zelanti tirapiedi che hanno recentemente pedinato il magistrato Raimondo Mesiano, alla ricerca di qualche pretesto per screditarlo.

Forse pensavano che, come il loro principale, chiunque avesse il proprio giro di droga e prostitute, se non altro come "utilizzatore finale", ma hanno dovuto fare i conti con il fatto che il concetto tanto caro al premier: "tutti criminali, nessun criminale" è solo una distorsione della realtà, inventata dai peggiori, per poter continuare a fare quello che vogliono continuando a sentirsi delle brave persone.

Purtroppo per loro, nella realtà, una persona normale si comporta in modo normale; al massimo mette i calzini del colore che gli pare. "Meglio di niente", avranno pensato gli sgherri, ed ecco che, regredendo mentalmente, sono tornati ai tempi delle scuole medie, dove si poteva ancora denigrare qualcuno perché si vestiva in un modo piuttosto che in un altro (ricordo che io venivo preso in giro per un maglione color verde muschio). Peccato che il presupposto perché la cosa funzioni è che tutti gli interessati abbiano al massimo 12 anni, ma si sa.. per Berlusconi i suoi elettori sono come i bambini, si vede chiaramente dai programmi che gli propina, specialmente al mattino.

Ed è proprio in questi programmi che si effettua il "lavoro sporco" dell'indottrinamento, quello che neanche Emilio Fede riesce a fare. I telegiornali infatti, per quanto spazzatura, sono maggiormente controllati e non si può esagerare troppo, mentre le trasmissioni per casalinghe della mattina hanno il duplice vantaggio di essere seguite dalle fasce meno attrezzate culturalmente della popolazione (massaie, anziani, ecc..) e di non essere sottoposte a particolari controlli, quindi si possono fare le peggiori porcate. Ecco perché si è scelto di presentare lo "scoop" in uno di questi contenitori piuttosto che in un normale TG, luogo naturale nel caso di una notizia che avesse qualche rilievo, ma inadeguato per questa operazione di screditamento.

Ecco allora che, durante "Mattino 5", si scopre che Raimondo Mesiano, il magistrato che ha condannato Fininvest a pagare una grossa multa nel processo civile per il Lodo Mondadori fuma, va dal barbiere e, udite udite, indossa dei calzini turchesi. Chiaro segno di instabilità mentale, meno male che non ha pestato una cacca, altrimenti chissà cosa avrebbero detto. Chiaramente uno così, con quei calzini turchesi, non può condannare l'azienda di Berlusconi, anche perchè il nano ci ha messo tanto a far credere che non è mai stato condannato e se poi gli fanno pagare una multa anche il più grullo dei suoi elettori capisce che qualcosa non quadra. Una questione d'onore, insomma.

Nonostante si possa ridere di queste patetiche ritorsioni, questo episodio e l'inquietante segno del modus operandi di questo premier che troppo spesso tende a farci tornare in mente metodi tipici di un passato che vorremmo dimenticare. L'intimidazione dei magistrati, la cui indipendenza dalla politica è una garanzia per i cittadini (e non per i magistrati), è un fatto gravissimo che giustifica la sacrosanta indignazione suscitata, anche tra i dipendenti di Mediaset.

Altri dipendenti come quelli del Giornale, abituati a non tirarsi indietro neanche nelle situazioni più torbide, vanno avanti invocando il diritto di cronaca o facendo improbabili paragoni tra il pedinamento e le intercettazioni su Berlusconi. Dimenticano un paio di cose, i signori, ovvero che pedinare un tizio che cammina per strada, a sua insaputa e senza che abbia fatto niente, ma sperando che faccia qualcosa solo per sputtanarlo in tv non è "diritto di cronaca", ma un comportamento da gestapo. Inoltre il signor Mesiano non è stato eletto, non ricopre un ruolo che richiede un'elezione (nonostante le stupidaggini di qualche politico che non ha capito che certe cose si fanno in bagno e non davanti ai microfoni), ne che giustifica di essere sottoposto al giudizio degli elettori. Tutte cose che non valgono per un primo ministro.

Un presidente del consiglio, a differenza di un magistrato, ha il dovere di comportarsi, anche privatamente, in modo da non causare disonore al paese che rappresenta. Cosa che il nostro premier spesso dimentica.

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