venerdì 30 gennaio 2009

Il capo dello Stato e Giorgio Napolitano

Dopo le critiche di Di Pietro nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la successiva ondata di sdegno da parte di tutta la politica (che ovviamente non aspettava altro) viene effettivamente da riflettere sulla situazione.

Se infatti in questo periodo di predominio Berlusconiano, nella pressoché totale assenza di qualsiasi opposizione politica (ma anche culturale, almeno non dove possa essere sentita), in molti vedono il capo dello Stato come ultimo baluardo in difesa della libertà di questo paese, è anche vero che i suoi poteri sono "in pratica" limitati.

Dico "in pratica" perché in realtà, secondo la nostra Costituzione, il Presidente della Repubblica non ha il ruolo prettamente notarile che invece ricopre, per prassi, nella realtà.

Ecco i poteri formalmente attribuiti dalla Costituzione al capo dello Stato:
  • Può nominare cinque senatori a vita (art. 59)
  • Può convocare le Camere in via straordinaria (art. 62)
  • Può mandare un messaggio motivato alle Camere prima di promulgare una legge (art. 74)
  • Nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su sua proposta, i ministri (art. 92)
  • Può sciogliere le Camere o anche una sola di esse, dopo avere sentito i loro presidenti (art. 88)
  • Può inviare messaggi alle Camere (art. 87)
  • Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge (art. 87)
  • Promulga le leggi ed emana i decreti che hanno valore di leggi e i regolamenti (art. 87)
  • Indice il referendum nei casi previsti dalla Costituzione (art. 87)
  • Nomina i funzionari dello Stato (art. 87)
  • Ha il comando delle Forze armate (art. 87)
  • Presiede il Consiglio superiore di Difesa (art. 87)
  • Dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere (art. 87)
  • Presiede il Consiglio superiore della magistratura (art. 87)
  • Può concedere la grazia e commutare le pene (art. 87)
E' chiaro che con questi poteri il capo dello Stato potrebbe ricoprire un ruolo ben più centrale rispetto a quello che abitualmente vediamo. Tuttavia, a causa della sua elezione non diretta, una sua eccessiva ingerenza potrebbe essere vista dal governo (dai partiti) come un atto anti-democratico e aprire quindi uno scontro senza precedenti tra i poteri dello Stato.

Nella storia Italiana non si è mai arrivati a questo, anche se gli attriti non sono mancati (Es: Segni, Cossiga), ma fino ad ora sono sempre stati i partiti ad affermare la loro supremazia con il conseguente ridimensionamento del ruolo materiale del capo dello Stato.

Questo naturalmente non significa che il capo dello Stato non abbia i poteri sanciti dalla Costituzione, ma che per consuetudine ne faccia un uso molto limitato in modo da non interferire con il governo. Questo almeno in condizioni normali..

Tuttavia, in condizioni particolari come queste, un Presidente della Repubblica con gli attributi (quelli che servirebbero di questi tempi) non accetterebbe i volgari attacchi della politica nei confronti della magistratura (di cui è capo) ne firmerebbe le peggiori porcate partorite dal parlamento, spesso in contrasto con la costituzione (di cui è garante), senza nemmeno fiatare.

Nessuno invoca atti di esagerata ingerenza da parte sua, ma anche la totale immobilità e il totale silenzio in una situazione di questa gravità sono inaccettabili.

Questo, al di la delle strumentalizzazioni, è quello che voleva dire Di Pietro con la sua critica (che condivido): in situazioni come questa anche chi non fa niente o tace è colpevole. Esattamente come l'omertà per la mafia.

Per quanto poi riguarda Giorgio Napolitano i motivi del suo sonnecchiare si possono forse trovare nella sua storia e in quella del Migliorismo:



Vedere anche:
Giuseppe Di Salvo: i non dire "no" di Napolitano sono forse nobili sì alla casta e a Berlusconi?

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