lunedì 3 novembre 2008

Il posto della cultura

L'ultima finanziaria Tremonti in primis e la riforma Gelmini sulla scuola in secundis hanno "finalmente" mostrato il ruolo che la cultura deve avere in questo paese secondo questo governo: molto marginale.

I paesi civili ci insegnano che nei momenti di crisi si deve investire maggiormente sulla cultura in modo da favorire la nascita di nuove idee (in campo scientifico, ma anche filosofico e di pensiero) capaci di rilanciare l'economia e la società. In questi paesi si è capita l'importanza di mettere tutti in possesso di strumenti culturali utili per capire la realtà e trovare risposte ai problemi che via via si presentano; si è capita inoltre l'importanza della cultura come vaccino contro la paura e quindi l'intolleranza, il razzismo, la Lega, Borgezio, il populismo, Berlusconi, ecc..

In Italia si è ancora lontani dal capire e infatti abbiamo i politici che abbiamo, ma abbiamo anche il popolo che abbiamo (che vota quei politici). Questo perché l'effetto "collaterale" di avere un paese colto è che poi si accorge di essere intellettualmente superiore ai suoi rappresentanti e inizia a votare persone diverse: magari incensurate perché capisce che non si può mandare al potere un delinquente e poi lamentarsi se mancano i soldi, magari di cultura perché capisce che non si può mandare al potere un somaro e poi lamentarsi se non fa niente per la scuola, magari con senso dello stato, rettitudine morale e senso del dovere perché non si può votare un piazzista e poi lamentarsi se non fa quello che aveva promesso. Insomma questi omini che oggi hanno il potere sarebbero finalmente rimessi al loro posto nella società senza troppi complimenti.

Un altro effetto della lotta all'ignoranza sarebbe la fine di tante paure: la xenofobia, l'omofobia che non potrebbero più essere strumentalizzate per motivi politici, anche la religione perderebbe molto seguito. Insomma: un paese di persone coscienti inizierebbe a pretendere una vera democrazia e non c'è quindi da stupirsi se la nostra classe politica è ben propensa a favorire la regressione culturale attualmente in atto.

Segno di questo atteggiamento è la crescente insofferenza dei nostri rappresentanti nei confronti dell'istruzione (ovviamente parlo di quella pubblica) e della ricerca. Il messaggio che mandano è che non sono importanti, che sono un lusso, che sono la prima cosa da tagliare in momenti di crisi, che gli italiani devono pensare a bere, a mangiare e a fare figli, devono guardare le cretinate in televisione e pensare che tutto va bene.. questo è quello che pensano quando dicono che "il paese ha bisogno di ottimismo". Poi quello che succede nella realtà, fuori dalla loro finestra, non li deve riguardare. Certo.. una massa di caproni si controlla più facilmente con la carota e con il bastone.

L'unica istruzione cui questi signori sembrano pensare è quella privata. Ci riempiono la testa di balle a reti unificate dicendoci che con la loro "ricetta" tutti se la potranno permettere quando è ovvio che resterà sempre una cosa per ricchi e che gli altri (al loro risveglio dalle suddette balle) si ritroveranno un'istruzione pubblica sempre più impoverita e incapace di svolgere la sua funzione.

Allo stesso modo l'unica ricerca di cui si preoccupano è quella finanziata dalle imprese. Una ricerca che sarà ovviamente vincolata ai profitti degli investitori e quindi non prenderà in considerazione la ricerca di base, quella che più di tutte origina benefici "democratici" cioè per tutti. Questo tipo di ricerca non ha un obiettivo prefisso nel breve periodo: si studia una particella, un gene o una proprietà fisica per sapere come funzionano e non si possono prevedere e le opportunità che i risultati porteranno negli anni successivi; eppure tante cose che abbiamo oggi non sarebbero state possibili senza i risultati di ricerche simili fatte nei decenni scorsi. Si può ben immaginare che chi finanzia i ricercatori preferirà che lavorino in campi più "sicuri", con esiti prevedibili in tempi stimabili, abbandonando tutto ciò che prima si faceva solo in nome della scienza.

A coprire tutto questo abbiamo gli specchietti per le allodole del voto in condotta, del grembiule e del maestro unico. Così mentre a "Porta a Porta" si discute se il grembiule è meglio o peggio la cultura e la ricerca vengono trucidate nel silenzio generale.

Chi ha cultura non si fa prendere per fame come questi signori sono abituati a fare con chi non ha alternativa. Credevano di poter trattare il personale di Alitalia come gli operai della Fiat. Non hanno ancora imparato la lezione e ci riprovano con le università. I ricercatori però non hanno bisogno di lavorare in Italia a qualunque costo.. piuttosto vanno all'estero a favorire altri paesi che a differenza di noi capiscono il loro valore. Poi ovviamente ci faranno concorrenza grazie ai nostri ragazzi. Però non fa niente, noi siamo campioni del mondo..

2 commenti:

francesco ha detto...

D'accordo con te. Visita il mio blog emi dirai se sei d'accordo con me

kemit ha detto...

io ancora non ho capito come si possa considerare l'istruzione un costo, invece che una risorsa... mantenendo un popolo nell'ignoranza lo si prepara per il regime.. e ci manca tanto così!