domenica 30 novembre 2008

Barbareschi: c'era proprio bisogno di un altro berlusclone?

Oggi voglio parlare di Luca Barbareschi:
lo avevo lasciato come attore/comico/presentatore di discreto successo (mi piaceva "il grande bluff") ed era da un po' che non ne sentivo parlare, ma ecco che qualche giorno fa accade l'inaspettato: me lo trovo ad Annozero sotto forma di esponente del PdL (che non è una bestemmia con in più l'aggettivo "ladro", ma "Popolo delle Libertà") a parlare di baronie nelle università. La sensazione è stata simile a quella che provai quando qualcuno mi disse che Bud Spencer era di Forza Italia, penso fosse la stessa che provò Gandalf nello scoprire che Saruman era passato al nemico o che provarono i radicali quando Capezzone.. beh no.. a quello non ci ha mai creduto nessuno.

Comunque naturalmente ho iniziato a cercare informazioni per capire come mai uno che non è certo uno sprovveduto avesse potuto, in buona fede, entrare in politica da quella parte: ed è proprio durante questa ricerca che ho purtroppo trovato le dichiarazioni, degne del più fedele berluscones, che allego di seguito:



Quest'uomo ha calunniato spudoratamente un uomo morto (Enzo Biagi che non può replicare) ricalcando la posizione falsa, smentita dai fatti, di Berlusconi secondo cui Biagi andò via da solo per avidità, perché chiedeva troppi soldi. Questa posizione, per fortuna della verità, fu espressa anche quando il giornalista era in vita (da Agostino Saccà, allora direttore generale RAI) dando così al grande giornalista la possibilità di replicare. E Biagi replicò con una lettera resa pubblica che rappresenta ancora oggi un esempio di eleganza e di dignità:

Caro direttore, ti ringrazio della lettera e dei pensieri affettuosi che contraccambio, ma devo rinnovarti il senso del mio disagio.
Da 41 anni faccio il giornalista in Rai: ho cominciato come direttore del Tg e ho continuato con programmi annuali; l’ultimo - il Fatto - è stato trasmesso per 8 stagioni di seguito.
Confermo che mi sento legato profondamente alla Rai, anche per motivi di gratitudine, ma sempre nel rispetto della mi dignità professionale ed umana. L’ultima edizione del fatto, dati incontrovertibili, su 168 puntate per 111 sere è stato il programma più visto delle tre reti.
Riconosco al direttore di Rai1 il diritto di cambiare palinsesto con l’intenzione di battere Striscia la Notizia, ma in quell’incontro – che ormai è diventato famoso- mi fu prospettato il proposito aziendale di una trasmissione unica e omogenea che avrebbe riempito lo spazio tra Tg1 e prima serata.
Mi risulta invece che ieri sera sono andati in onda ben 4 spezzoni diversi.
Ho letto che Rai3 è disponibile a programmare "Il fatto", ma si opporrebbero problemi economici.
Glieli risolvo subito: io sono pronto a rinunciare alle clausole finanziarie del mio contratto, che non risulta certo tra i più onerosi (anche nel mio settore) e desidero che diate anche a me il compenso che tocca all’ultimo giornalista assunto (senza raccomandazioni), da spedire però ogni mese a don Giacomo Stagni, parroco di Vidiciatico (Bo), che in un istituto ricovera i vecchi delle mie parti che non hanno nessuno.
Sono a disposizione se il mio lavoro può ancora servire. Auguri e molti cordiali saluti da Enzo Biagi

Nonostante questo e nonostante l'apparente apertura dei dirigenti RAI, non sarà contattato per un bel pezzo, a dimostrazione che il problema era politico e non certo economico.

Non pago di averlo calunniato, Barbareschi ha continuato criticando il modo che aveva Biagi di scrivere: "articoli di una noia mortale e di una pochezza veramente imbarazzante". In pratica a sentir lui non si capisce come mai gli ascolti del "Fatto" non furono neanche sfiorati dai vari "Max e Tux" messi li dai censori a tamponare il vuoto che avevano creato..

Insomma: per chi ha seguito quella vicenda sembra di risentire gli stessi slogan che ripetevano i dirigenti Rai e gli esponenti di Forza Italia (spesso sono la stessa cosa) in quel periodo. Argomenti smontati ormai sia dai fatti sia dalle sentenze che intanto hanno stabilito la non liceità di quelle epurazioni. Eppure dopo tanti anni fanno evidentemente parte del libro di storia (revisionista) da cui studiano le nuove leve del berlusconismo.

Argomenti come il sostenere che la satira non sia quello che è sempre stata, ma il semplice "sfottò bonario" (quello di Striscia per intenderci), più utile a rendere simpatici i politici che a prendere in giro il potere, sono fesserie volute da chi vuole ucciderla sostituendola con qualcosa di inoffensivo per il potere.

Per fortuna della verità c'è ancora qualcuno che la ricorda.

sabato 15 novembre 2008

Capezzone "casca" bene

Ieri sera chi ha visto la puntata di "Otto e mezzo" (ora che non c'è più Ferrara riesco a guardarlo anch'io) ha potuto assistere alla "spettacolare" performance di Daniele Capezzone contro (è la parola giusta) Marco Travaglio in un dibattito sull'anti-Berlusconismo.

In linea con la tradizione radicale anche Capezzone ha "finalmente" superato la fase della "metamorfosi": come il bruco che diventa farfalla, ma in senso inverso.. Infatti passare da un partito che, seppure talvolta in maniera sguaiata, si impegna per i diritti civili ad uno che.. beh a Forza Italia, non è certo mettere le ali, ma semmai cadere in basso.

Lui, che è "cascato" bene nel carro del vincitore, ha subito voluto dar prova al padrone di aver fatto un buon affare: "caschi male", diceva a Travaglio che semplicemente cercava di parlare, "perchè hai trovato uno che ti risponde". "Trovo uno che mi parla sopra semmai" è stata la risposta, ma è chiaro che Capezzone non capiva la differenza.

Purtroppo è così: i Berluscones non capiscono la differenza tra dare del delinquente a uno condannato e rispondere dando del "coglione" a chi lo ha detto. La prima non è un'offesa gratuita, la seconda si. Per loro è naturale dare del criminale ad uno (Di Pietro) che di fronte ad un'accusa si fa processare e viene assolto e del perseguitato a chi (Berlusconi) nella stessa situazione va in parlamento (invece che in tribunale) a farsi le leggi per intralciare la giustizia.

E' il solito discorso della "forma" e della "sostanza".. vedono i toni incisivi di Travaglio e cercano di emularli, ma solo nella forma e malamente, con i risultati che chiunque può vedere:



Si è trattato di uno spettacolo penoso e mi dispiace che i conduttori, tra cui Lilli Gruber che stimo, non abbiano saputo gestire la strabordanza dell'ex radicale, giunto in trasmissione con la chiara intenzione di fare caciara, arrivando anche all'insulto.

Anche Travaglio secondo me ha fatto degli errori: sarebbe dovuto restare fermo sui suoi argomenti come altre volte l'ho visto fare in situazioni simili, quello era il suo terreno e li era chiaramente in vantaggio. Magari avrebbe parlato meno, ma sarebbe stata netta la superiorità intellettuale. Invece troppe volte si è fatto trascinare nella baruffa, terreno di chi argomenti non ne ha, facendo il gioco di Capezzone che ha così potuto coprire la debolezza delle sue tesi, almeno agli occhi del telespettatore occasionale. Missione compiuta per lui. Un consiglio per Marco: "Meglio non parlare con un imbecille. Qualcuno potrebbe non notare la differenza".

lunedì 3 novembre 2008

Il posto della cultura

L'ultima finanziaria Tremonti in primis e la riforma Gelmini sulla scuola in secundis hanno "finalmente" mostrato il ruolo che la cultura deve avere in questo paese secondo questo governo: molto marginale.

I paesi civili ci insegnano che nei momenti di crisi si deve investire maggiormente sulla cultura in modo da favorire la nascita di nuove idee (in campo scientifico, ma anche filosofico e di pensiero) capaci di rilanciare l'economia e la società. In questi paesi si è capita l'importanza di mettere tutti in possesso di strumenti culturali utili per capire la realtà e trovare risposte ai problemi che via via si presentano; si è capita inoltre l'importanza della cultura come vaccino contro la paura e quindi l'intolleranza, il razzismo, la Lega, Borgezio, il populismo, Berlusconi, ecc..

In Italia si è ancora lontani dal capire e infatti abbiamo i politici che abbiamo, ma abbiamo anche il popolo che abbiamo (che vota quei politici). Questo perché l'effetto "collaterale" di avere un paese colto è che poi si accorge di essere intellettualmente superiore ai suoi rappresentanti e inizia a votare persone diverse: magari incensurate perché capisce che non si può mandare al potere un delinquente e poi lamentarsi se mancano i soldi, magari di cultura perché capisce che non si può mandare al potere un somaro e poi lamentarsi se non fa niente per la scuola, magari con senso dello stato, rettitudine morale e senso del dovere perché non si può votare un piazzista e poi lamentarsi se non fa quello che aveva promesso. Insomma questi omini che oggi hanno il potere sarebbero finalmente rimessi al loro posto nella società senza troppi complimenti.

Un altro effetto della lotta all'ignoranza sarebbe la fine di tante paure: la xenofobia, l'omofobia che non potrebbero più essere strumentalizzate per motivi politici, anche la religione perderebbe molto seguito. Insomma: un paese di persone coscienti inizierebbe a pretendere una vera democrazia e non c'è quindi da stupirsi se la nostra classe politica è ben propensa a favorire la regressione culturale attualmente in atto.

Segno di questo atteggiamento è la crescente insofferenza dei nostri rappresentanti nei confronti dell'istruzione (ovviamente parlo di quella pubblica) e della ricerca. Il messaggio che mandano è che non sono importanti, che sono un lusso, che sono la prima cosa da tagliare in momenti di crisi, che gli italiani devono pensare a bere, a mangiare e a fare figli, devono guardare le cretinate in televisione e pensare che tutto va bene.. questo è quello che pensano quando dicono che "il paese ha bisogno di ottimismo". Poi quello che succede nella realtà, fuori dalla loro finestra, non li deve riguardare. Certo.. una massa di caproni si controlla più facilmente con la carota e con il bastone.

L'unica istruzione cui questi signori sembrano pensare è quella privata. Ci riempiono la testa di balle a reti unificate dicendoci che con la loro "ricetta" tutti se la potranno permettere quando è ovvio che resterà sempre una cosa per ricchi e che gli altri (al loro risveglio dalle suddette balle) si ritroveranno un'istruzione pubblica sempre più impoverita e incapace di svolgere la sua funzione.

Allo stesso modo l'unica ricerca di cui si preoccupano è quella finanziata dalle imprese. Una ricerca che sarà ovviamente vincolata ai profitti degli investitori e quindi non prenderà in considerazione la ricerca di base, quella che più di tutte origina benefici "democratici" cioè per tutti. Questo tipo di ricerca non ha un obiettivo prefisso nel breve periodo: si studia una particella, un gene o una proprietà fisica per sapere come funzionano e non si possono prevedere e le opportunità che i risultati porteranno negli anni successivi; eppure tante cose che abbiamo oggi non sarebbero state possibili senza i risultati di ricerche simili fatte nei decenni scorsi. Si può ben immaginare che chi finanzia i ricercatori preferirà che lavorino in campi più "sicuri", con esiti prevedibili in tempi stimabili, abbandonando tutto ciò che prima si faceva solo in nome della scienza.

A coprire tutto questo abbiamo gli specchietti per le allodole del voto in condotta, del grembiule e del maestro unico. Così mentre a "Porta a Porta" si discute se il grembiule è meglio o peggio la cultura e la ricerca vengono trucidate nel silenzio generale.

Chi ha cultura non si fa prendere per fame come questi signori sono abituati a fare con chi non ha alternativa. Credevano di poter trattare il personale di Alitalia come gli operai della Fiat. Non hanno ancora imparato la lezione e ci riprovano con le università. I ricercatori però non hanno bisogno di lavorare in Italia a qualunque costo.. piuttosto vanno all'estero a favorire altri paesi che a differenza di noi capiscono il loro valore. Poi ovviamente ci faranno concorrenza grazie ai nostri ragazzi. Però non fa niente, noi siamo campioni del mondo..